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venerdì 15 luglio 2011

Vivere è un atto di sopravvalutazione


Vivere è un atto di sopravvalutazione. Se l'essere umano non sopravvalutasse tutto ciò che gli ruota attorno, anche le piccole cose, i così detti piccoli gesti, l'uomo non potrebbe sopravvivere. Si renderebbe conto che tutto ciò per cui vive è paragonabile al niente. Il niente è la paura più sopravvalutata dall'uomo. Se vivessimo consapevoli che spesso, le cose che facciamo sono piccole azioni umane prive di valore, di significato, nessuno di noi riuscirebbe a svegliarsi ogni giorno, alzarsi dal letto e uscire. Solo sopravvalutando le cose, riusciamo a reagire. La sopravvalutazione è il principio di ogni illusione; e l'illusione è il principio base di ogni esistenza, senza di essa l'uomo non si distinguerebbe dall'animale. Attraverso lo strumento della ragione, riusciamo a sopravvalutare la vita, ad illuderci come bambini che osservano un prestigiatore in un circo. Pensate alle palestre piene, alle cure dimagranti, ai manager che parlano di azioni, alle hostess, ai camerieri, ai facchini, a tutto ciò che vi viene in mente, e osservando bene, vi renderete conto che quelle persone attuano una precisa azione solo perchè - per qualche dinamica inconscia - hanno sopravvalutato l'azione stessa. Vivere è un atto di sopravvalutazione. E se parliamo di principio e di fine, la morte, tra tutti i finali possibili, è quello più sopravvalutato.

D.I